l'ippoghigno al leoncavallo
venerdì, 30 novembre 2007

il fumetto è di Giordana Brucato.

Il perchè, che non so se l'ho capito, di Milim.

Sue le parole da lou e le altre (il link è nella colonnina lì di fianco):

"Abbiamo colto  nel "chi è Boris"nel blog dell'Ippoghigno nella bruma" 
che  "saltuariamente scopa"
in altri termini : sporadiche  le volte che l'ippoghigno scopa
sporadico, per spora, come per i funghi le cui spore cadono a terra, onanisticamente.
Associando lo scopare per spore, a quanto scritto nel suo post del 14 novembre 2007, Cosplayer, abbiamo trovato la metafora del fungo porcino come prima traccia per la dislettura dell' "alcolismo"".

io ho riso come uno scemo.

borisbattaglia alle ore 16:28 | prassi onanistica, inutilitĂ  della narrativa | commenti (2) | commenti (2) (popup) |
borisbattaglia alle ore 17:06 | principi di anarchia applicata | commenti (5) | commenti (5) (popup) |
Dick Tracy
martedì, 27 novembre 2007
Premetto, e voi lo sapete, che sono un lettore debosciato. Ma tanto. Questo poi mi porta a stare (quasi) sempre dalla parte dei cattivi. E dove si può trovare una delle più ricche gallerie di perfidi individui se non tra le strisce di Dick Tracy?
Non mi piace il personaggio di Chester Gould, ma lo ritengo un capolavoro, e penso che sia canonicamente imprescindibile per un solo, sufficiente, ovvio motivo: la sfrenata fantasia e la ricchezza psicologica con le quali Gould, per ovviare alle sue limitatezze grafiche, ha caratterizzato i tantissimi ribelli, banditi, criminali che hanno combattuto la stolidità giallovestita dello sbirraccio Tracy. Intendiamoci: non voglio dire che Gould avesse per i suoi personaggi criminali alcuna simpatia. Anzi. Nè so se si rendesse conto (probabilmente no) di quanto il suo piedipiatti dai modi spicci fosse inferiore in intelligenza e in sfumature psicologiche ai delinquenti che gli contrapponeva: solo più crudele, violento, e dotato di una maggiore potenza di fuoco.
Resta il fatto: il dispiego di genialità degli antagonisti è enorme, nel costruire piani perfetti per eliminare Dick Tracy. Piani e trappole infallibili, a cui l' inespressivo pulotto riesce, ogni volta, a sottrarsi solo grazie al caso e allo scorretto intervento dell' autore. Tutti gli avversari di Dick Tracy (Frank Redrum, Talpa, 88 Tasti, Flattop, Brow, Breathless) sono individualisti geniali e ribelli, quindi amorali ma fossero anche immorali, meglio sarebbe. Sono tutti dei diversi (perchè poveri, brutti, pazzi, drogati, innamorati, soli) e di conseguenza dei pericoli per la normalità borghese rappresentata e custodita (a suon di mitragliate) dallo sbirro con la mascella quadrata.
Leggo e rileggo le storie di Dick Tracy perchè:
1) Gould era bravissimo, suo malgrado, a dare vita e spessore psicologico alla diversità;
2) chissà mai che mi sia sempre sfuggita, e prima o poi la trovi, quella striscia in cui uno dei miei amati (anche perchè sempre sconfitti) cattivi stecchisce definitivamente quel banale e noiso poliziotto.
I fumetti di Gould fanno nascere in me, ogni volta, questa speranza. Il solo desiderio di vedere Dick Tracy steso sull' asfalto è un piacere sufficiente. Catartico quasi. E se non mi credete andate a leggerli.  
IDW pulishing sta ristampandolo tutto. Già pronti tre volumi, il quarto per marzo       .
borisbattaglia alle ore 16:10 | teoria di lettura dei fumetti, interpretazioni libertarie | commenti (12) | commenti (12) (popup) |
bevuto
lunedì, 26 novembre 2007

Dico.

Non credo  che alla fine di venerdì sera riuscissi poi a riconoscere i sapori e a capire quello che avevo nel bicchiere.

Dico.

Però solo alla fine.

Che di cose ne ho bevute un bel po' prima.

E di robe egregie ne ho incontrate.

Ho segnato e messo in tasca, che un giorno chiamo e mi faccio mandare una cassa, magari due.

Poi, magari così mentre parleremo d'altro mi torneranno in mente e vi racconterò allora del proprietario della tenuta Lolmaia che mi ha fatto assaggiare tartine di baccalà desalato e marinato nel miglio, condite con le salse più assurde preparate da lui, il tutto accompagnato da un rosso (olmorosso) che per semplicità e schiettezza mi ha commosso.

Ma questo poi.

Una però voglio segnalarvela subito, che mi ha lasciato impressionato.

 

Un merlot vinificato in purezza che per un secondo mi ha fatto pensare avesse ragione quello là… come si chiamava… Joules Romains… infatti non è un caso che il titolo della rassegna, La terra trema, riprenda il titolo del film di Visconti più pervaso di unanimismo.

Beh. Digressione inutile. Tanto il Manuel de deification è per nostra fortuna stato consegnato alla spazzatura.

 

Il vino già… dimenticavo di dirvelo:

Daino bianco, toscana rosso 2005, fattoria castellina. Merlot 100%.

Non spaventatevi per il prezzo. Se avete un palato bevetelo.

borisbattaglia alle ore 22:54 | etilismo scientifico | commenti (2) | commenti (2) (popup) |
vado
venerdì, 23 novembre 2007
borisbattaglia alle ore 12:38 | etilismo scientifico | commenti (3) | commenti (3) (popup) |
ancora sulla guerra alle storie
mercoledì, 21 novembre 2007

Guardo, per puro caso – che non lo faccio mai – gli accessi all’Ippoghigno. Una cosa tranquilla. I soliti cinquanta/sessanta quotidiani con le punte fino al centinaio nei giorni di mercato e le risacche di una ventina nei fine settimana. Però c’è un’anomalia. Il ventitre di ottobre qualcosa come 330 accessi. Cos’era successo quel giorno? Me lo ricordo mica. Vado a vedere.

Già. Roberto Recchioni mi aveva linkato un post su trame e strutture.

Bella potenza di fuoco il ragazzo.

Fuochi fatui però.

Possibile che non uno di tutti quegli avventizi lettori, dico uno di quelli che lasciano sempre ovunque la loro scia di commenti inutili e servili giusto per far sapere di essere passati a trovare la loro rock star preferita, non uno dico mi abbia chiesto: che cazzo è la struttura di cui parli?

E io che, stimolato dal caustico Davide Malesi avevo pure perso una settimana a leggermi l’inutile Trame di Peter Brooks cercando rivelazioni sulle Storie come Entità Incondizionate e trovandoci invece l’analisi (a mezzo tra strutturalismo e psicologismo) di una manciata di strutture condizionate (eccome) nel loro stare in piedi dalla personalissima sintassi di una manciata di grandi autori; beh io, ero pronto a dirglielo anche che cosa è la struttura.

Non lo vogliono sapere evidentemente. Non ci hanno voglia di discuterne. 

Glielo dico lo stesso.

 

Quale sia la natura ancestrale delle storie lo sappiamo grazie ai fin troppi manuali di derivazione proppiana che vi propianano nelle scuole di scrittura. Ma perché allora se quelle storie sono sempre le stesse le troviamo sempre interessanti, se non per le varianti, spesso insignificanti raramente rivoluzionarie, che ci apportano gli autori? E gli autori hanno un nome e un cognome e una faccia da riempire di sputi e di pugni, quando sono ancora vivi, e hanno una biografia, tutta roba che ci pesa in quelle storie, ci conta eccome. Certo, certo… è roba vecchia anche questa. Altri l’hanno detta e meglio di me. Ce l’aveva già spiegata Bazin la politica degli autori. Ma ho l’impressione che oggi si tenda a dimenticarla quella lezione, a buttarla a cesso in nome di questa cosa che non capisco, questo incenso che brucia sull’altare della storia e toglie accademicamente responsabilità all’autore. Io non voglio essere amico di tutti e nemico delle brutte storie. Io a chi racconta male brutte storie, invece di fare chessò, il contabile, voglio sputargli in faccia.

Le storie, dioporco!, non sono entità incondizionate. Sono strutture basilari che vengono condizionate e rese fruibili dalla voce che le racconta. E’ quella voce che fa la differenza. Rispetto a una storia l’autore è l’istanza che pone la condizione di relatività. E in questa condizione si esercita la mia libertà di interpretazione e di godimento estetico. Altrimenti, se così non fosse, per esempio – ed è un esempio calzantissimo, che sembra quasi Ortolani l’abbia fatta apposta questa storia ricalcata per intere sequenze inserendo solo apparentemente qui e là ma invece in punti precisi e inevitabili le sue variazioni goldberg- 300 e 299+1 sarebbero la stessa cosa. Invece no. Sono due storie diverse e opposte. E bellissime. Anche se una è reazionaria e l’altra no.

La struttura è la voce mortale dell'autore.

Ma se tu mi cancelli l’autore rendi la storia immortale e fai solo teologia.

E la teologia è roba che agli uomini non dovrebbe interessare.

Adesso per favore chiedimi, che sennò dovrò autogiustificarmi anche il prossimo post, chi è il reazionario: Miller o Ortolani?

 

borisbattaglia alle ore 23:06 | struttura e fumetti, inutilitĂ  della narrativa | commenti (37) | commenti (37) (popup) |