libri e anguilla
venerdì, 30 maggio 2008
Ieri. Appena mi libero da una riunione importante, vado un po’ a vedere cos’è questa cosa del ’08-ml. Tutto in questa città diviene tristemente di tendenza. Una tendenza a somigliare a saloni del mobile e sfilate di moda.
I libri non riesco a vederli. Un corridoio intasato e soffocante di giovani fighetti attaccati al cellulare e al loro mojito servito in bicchieri di plastica. Già mi girano le palle. In quel cazzo di corridoio soffocato dall’umidità (fuori piove che sembra di essere in Birmania) cerco i banchi dei libri. Ma vedo solo studentessi molto trendy che mi stanno troppo addosso. Roba da Wu Ming.
E poi ho fame.
Il Bistrot Bovisa lo farei saltare (per la gente che lo frequenta, intendiamoci, che l’architettura di Pierluigi Cerri mi piace anche) con il tritolo, figurati se ci butto i soldi per una cena.
Piove, come fossimo in Birmania, ma me ne sbatto. Cammino fino in Scighera. La gente qui mi piace. Tutta.
Mangio un’insalata di spinaci novelli noci e grana e mi bevo una bottiglietta di Refosco.
E pensa un po’.  Qui riesco pure a vedere un libro.
Infatti. Felice Accame presenta insieme a Paolo Cognetti il bel libro di Sergio Giuntini, Pugni chiusi e cerchi olimpici (Odradek).
Se ci aggiungi che finalmente so che faccia ha la voce che più volentieri ascolto su Radio Popolare (che se ci resto abbonato è solo per l’imprescindibile Esteri e per la Caccia), tutto sommato è stata una buona serata.
 
Adesso vado, che ho promesso a Leonida che lo porto a pescare l'anguilla. Sul delta.
borisbattaglia alle ore 12:22 | prassi dell ozio | commenti (8) | commenti (8) (popup) |
finalmente le nubi (tre)
lunedì, 26 maggio 2008
 
 
 
 
Non piove più. Almeno qui.
Allora escono le Nubi numero 3.
Visto?! Non ci credevate più, vero?
 
Funziona, credo, come al solito (se poi c’è qualcosa di diverso – mica me ne accorgo io- le spiegazioni le chiedete a lui).
Se vi piace quella un po’ a testa in su un po’ a testa in giù stampate il file completo, vi armate di forbici colla e fotocopiatrice e ve la impaginate come si deve. Io vi consiglio di leggerla a video.
Poi, per chi ama le cose più semplici invece ci sono anche i filettini con i due lati separati.
 
Ci risentiamo per Nubi4.
 
 
 
Gli argomenti del mio lato
 
 Il fumetto e la pasta con i broccoli, Lorenzo Sartori.
Watchmen, ovvero il mondo salvato dai pensionati, Davide L. Malesi
 Di cosa scrivo quando scrivo, e perché scrivo quello che scrivo, Diego Cajelli
Spiegare per immagini, Claudio Nader
Perché non leggo i fumetti, Monica Poiccard.
 
Sciao
borisbattaglia alle ore 12:16 | metereologia | commenti (7) | commenti (7) (popup) |
smontare le cornici che non servono
giovedì, 22 maggio 2008
La cultura popolare non è la cultura imposta dai
teorici della cultura di massa, né un emergere dal
basso, spontaneo di una qualche cultura di
opposizione […] Piuttosto è un terreno di
scambio delle due forze: un terreno […] marcato
dalla resistenza e dall’inglobamento
john storey

 
Ho parlato di cornici. Adesso togliamole dal quadro (d’insieme) che danno solo fastidio con la loro petulante pesantezza seriale. Fuori dai denti: dimentichiamoci dove meritano i fumetti bonelli ed emuli, cioè su un sedile di un qualsiasi treno.
E guardiamo a quello che resta. E che vale.
Sto leggendo un insopportabile libercolo di Denis Olivennes edito da Scheiwiller (la gratuità è un furto).
Lasciamo perdere (che non ho voglia di farne qui la recensione) l’idea di cultura che ha questo contabile istituzionale: una concezione mercantilistica che assomiglia agli intrattenimenti da sorrisiecanzonitv (non è un caso che l’introduzione al libro sia scritta dal presidente di una delle istituzioni più parassitarie d’Italia: la Siae) più che a quella socio-antropologica dei Cultural Studies (dico: Williams, Turner, Storey, Hannezz ecchi cazzo sono?!).
Ma. Non è questo il punto.
C’è una sua riflessione che mi sembra possa servirci da spunto, per andare dove vogliamo andare. Sempre che ci vogliamo andare veramente. Vedremo con calma, non ci insegue nessuno.
A Olivennes la cosa che importa di più è il modo in cui (dalla seconda metà del XIX secolo) si è avuta una borghesizzazione (democratizzazione la chiama lui!) della cultura: per la prima volta nella storia dell’umanità il mercato diventa paradigma (causa tre rivoluzioni: giuridica –l’invenzione della proprietà intellettuale, tecnica –la riproducibilità, economica –aumento del potere d’acquisto della popolazione) sempre più importante della produzione intellettuale.
A questo punto si apre un paradosso, dice Olivennes. L’opera – con l’esclusione forse della pittura (anche se Ambrosini con il suo fantasma di Vermeer sostiene il contrario)- l’opera perde il suo carattere di unicità, diventando riproducibile si fa multipla. L’opera non è più l’oggetto in se, ma preesiste al suo supporto e ne sarebbe indipendente.
Cazzata che vale forse giusto per la letteratura e per le esecuzioni musicali.
Il cinema e il fumetto, che se non trovano la loro ragione di nascita nel mercato, certo vi trovano il loro motivo di crescita e affermazione, non possono però prescindere dal supporto e dal formato.
Il fumetto, in particolare, -ne sono convintissimo, e i fallimenti di quasi tutti i rimontaggi, stanno a dimostrarlo- è il proprio formato.
Se avete voglia di parlarne devo portarvi un attimo a conoscere una cosa di Larcenet. Poi torniamo all’ermeneutica delle sbronze e al Capitano Haddock.
 
Se vi va, la biglietteria è aperta.
borisbattaglia alle ore 16:23 | struttura e fumetti | commenti (4) | commenti (4) (popup) |
Cornici
martedì, 20 maggio 2008

 

‘Spetta lì un attimo. Che finisco di rollarmi la sigaretta e poi ti dico. Tanto che fretta hai? Piove. Ha piovuto. Pioverà. Lo sai che con questo tempo il tabacco mi diventa troppo umido. Certo, ci hai anche ragione, si rolla molto meglio; ma è che poi non lo si fuma mica bene così umido, fai fatica a tirarlo. C’è neanche da andare lontani, che è una bella fatica camminare sotto l’acqua. Allora che ne dici se ce ne restiamo un po’ qui? Magari andiamo a vederci la mostra di Bacon… che sabato sono andato a vedere quella di Balla; sai ho imparato una cosa fondamentale. Che le cornici sono importanti! Pensa, ci sono questi dipinti fatti tutti di movimento e velocità imprigionati dentro cornici pesanti e barocche, magari anche preziose; ma sono fottute gabbie insopportabili. Catene seriali.

Poi però ci sono alcuni dipinti di Balla con le cornici intagliate e dipinte dall’autore, una cosa bellissima, il naturale completamento dell’opera, l’apertura al mondo. La via di fuga. La salvezza. La bellezza. Ecco ho capito questa cosa alla mostra di Balla: che se deve esserci una cornice, la deve fare l’autore, come la pensa meglio per il suo quadro.

Allora.

L’altro giorno avevo deciso di buttare (letteralmente) gli euro nell’esatto numero richiestomi dall’edicolante per leggere il primo numero di Dix, la nuova miniserie Bonelli.

Una bella merda.

‘Spetta lì un attimo. Che mi accendo la sigaretta e ti spiego il perché. Vedi. Questo fumetto è una pesante cornice barocca, fatta da artigiani addomesticati alla convenzione dell’autore unico che da il nome all’impresa.

E con niente dentro.

Un tipo di narrazione prefabbricato dal 1940, il cui stile diventa criterio infallibile per costruire storie. Un ordine del discorso sclerotizzato nel quale è stato assolutizzato come infallibile e invariabile un modello che non contiene più nulla da decenni, e al quale non bastano più i trucchetti plagiari (postmoderni si dice) con i quali, allora adolescenti, ci aveva ingannato l’illusionista Sclavi.

Dice Godard, in Je vous Salue Sarajevo (1994) che la cultura è la regola, l’arte l’eccezione. La regola ce la dicono tutti (computer, t-shirt,televisione, turismo), nessuno può dirci l’eccezione. L’eccezione non si può dire, si può scrivere (Flaubert, Dostoevskij), si può comporre (Mozart), la si può dipingere (Cezanne, Vermeer – guarda un po’… centra o no con il fumettucolo di Ambrosini?), la si filma (Antonioni, Vigo).

Il punto è che il fumetto Dix, come Volto nascosto e come tutte quelle robette a lui simili, tipo Cornelio, è regola – sclerotizzata e fragile e vincolata al mercato- che viene furbescamente detta –secondo gli insegnamenti del papà di Dylan Dog- come se fosse eccezione. Un inganno. C’è pure qualcuno che ci crede. Una inutile cornice. C'è pure qualcuno che gli piace e lo chiama fumetto.

Ma dato che per sua natura il fumetto è libero da quella pesante cornice che, noioso principio di imitazione del mondo, viene detta mimesi: per nostra fortuna, noi lo sappiamo, il fumetto sta altrove.
borisbattaglia alle ore 22:33 | struttura e fumetti | commenti (19) | commenti (19) (popup) |

Io ho una laguna paludosa nel cervello.
devo guadarla stando attento alle sabbie moblili
prima di rimettermi a scrivere.
Di fumetti.
Ho comprato scarponi nuovi,
provo ad attarversare la laguna
e, molto più probabilmente, devo smetterla di perdere tempo.
Aggirarmi in luoghi pericolosi,
dove non tocco.
So nuotare certo,
ma mica così bene.
Intanto piove. E , strano,senza NUBI.
Sta a vedere che arriveranno quando usicrà il sole.
Io cammino.
A poi.
 
 
 
 
ps. Non vorrei dire una cazzata, ma il titolo del post è preso da una canzone di un gruppo che mi sembra si chiamasse CO2 e che avevo sentito un milione di anni fa in un qualche centro sociale.
borisbattaglia alle ore 22:44 | discorsi a chiusura, peripatetismi | commenti (1) | commenti (1) (popup) |
il cielo è sempre più blu
lunedì, 12 maggio 2008

ma le Nubi stanno arrivando, le sento nell'aria

borisbattaglia alle ore 22:06 | metereologia | commenti (1) | commenti (1) (popup) |