Ieri. Appena mi libero da una riunione importante, vado un po’ a vedere cos’è questa cosa del ’08-ml. Tutto in questa città diviene tristemente di tendenza. Una tendenza a somigliare a saloni del mobile e sfilate di moda.
I libri non riesco a vederli. Un corridoio intasato e soffocante di giovani fighetti attaccati al cellulare e al loro mojito servito in bicchieri di plastica. Già mi girano le palle. In quel cazzo di corridoio soffocato dall’umidità (fuori piove che sembra di essere in Birmania) cerco i banchi dei libri. Ma vedo solo studentessi molto trendy che mi stanno troppo addosso. Roba da Wu Ming.
E poi ho fame.
Il Bistrot Bovisa lo farei saltare (per la gente che lo frequenta, intendiamoci, che l’architettura di Pierluigi Cerri mi piace anche) con il tritolo, figurati se ci butto i soldi per una cena.
Piove, come fossimo in Birmania, ma me ne sbatto. Cammino fino in Scighera. La gente qui mi piace. Tutta.
Mangio un’insalata di spinaci novelli noci e grana e mi bevo una bottiglietta di Refosco.
E pensa un po’. Qui riesco pure a vedere un libro.
Se ci aggiungi che finalmente so che faccia ha la voce che più volentieri ascolto su Radio Popolare (che se ci resto abbonato è solo per l’imprescindibile Esteri e per la Caccia), tutto sommato è stata una buona serata.
Adesso vado, che ho promesso a Leonida che lo porto a pescare l'anguilla. Sul delta.
Non piove più. Almeno qui.
Visto?! Non ci credevate più, vero?
Funziona, credo, come al solito (se poi c’è qualcosa di diverso – mica me ne accorgo io- le spiegazioni le chiedete a
lui).
Se vi piace quella un po’ a testa in su un po’ a testa in giù stampate il file completo, vi armate di forbici colla e fotocopiatrice e ve la impaginate come si deve. Io vi consiglio di leggerla a video.
Poi, per chi ama le cose più semplici invece ci sono anche i filettini con i due lati separati.
Ci risentiamo per Nubi4.
Gli argomenti del mio lato
Il fumetto e la pasta con i broccoli, Lorenzo Sartori.
Watchmen, ovvero il mondo salvato dai pensionati, Davide L. Malesi
Di cosa scrivo quando scrivo, e perché scrivo quello che scrivo, Diego Cajelli
Spiegare per immagini, Claudio Nader
Perché non leggo i fumetti, Monica Poiccard.
Sciao
La cultura popolare non è la cultura imposta dai
teorici della cultura di massa, né un emergere dal
basso, spontaneo di una qualche cultura di
opposizione […] Piuttosto è un terreno di
scambio delle due forze: un terreno […] marcato
dalla resistenza e dall’inglobamento
john storey
Ho parlato di cornici. Adesso togliamole dal quadro (d’insieme) che danno solo fastidio con la loro petulante pesantezza seriale. Fuori dai denti: dimentichiamoci dove meritano i fumetti bonelli ed emuli, cioè su un sedile di un qualsiasi treno.
E guardiamo a quello che resta. E che vale.
Sto leggendo un insopportabile libercolo di Denis Olivennes edito da Scheiwiller (la gratuità è un furto).
Lasciamo perdere (che non ho voglia di farne qui la recensione) l’idea di cultura che ha questo contabile istituzionale: una concezione mercantilistica che assomiglia agli intrattenimenti da sorrisiecanzonitv (non è un caso che l’introduzione al libro sia scritta dal presidente di una delle istituzioni più parassitarie d’Italia: la Siae) più che a quella socio-antropologica dei Cultural Studies (dico: Williams, Turner, Storey, Hannezz ecchi cazzo sono?!).
Ma. Non è questo il punto.
C’è una sua riflessione che mi sembra possa servirci da spunto, per andare dove vogliamo andare. Sempre che ci vogliamo andare veramente. Vedremo con calma, non ci insegue nessuno.
A Olivennes la cosa che importa di più è il modo in cui (dalla seconda metà del XIX secolo) si è avuta una borghesizzazione (democratizzazione la chiama lui!) della cultura: per la prima volta nella storia dell’umanità il mercato diventa paradigma (causa tre rivoluzioni: giuridica –l’invenzione della proprietà intellettuale, tecnica –la riproducibilità, economica –aumento del potere d’acquisto della popolazione) sempre più importante della produzione intellettuale.
A questo punto si apre un paradosso, dice Olivennes. L’opera – con l’esclusione forse della pittura (anche se Ambrosini con il suo fantasma di Vermeer sostiene il contrario)- l’opera perde il suo carattere di unicità, diventando riproducibile si fa multipla. L’opera non è più l’oggetto in se, ma preesiste al suo supporto e ne sarebbe indipendente.
Cazzata che vale forse giusto per la letteratura e per le esecuzioni musicali.
Il cinema e il fumetto, che se non trovano la loro ragione di nascita nel mercato, certo vi trovano il loro motivo di crescita e affermazione, non possono però prescindere dal supporto e dal formato.
Il fumetto, in particolare, -ne sono convintissimo, e i fallimenti di quasi tutti i rimontaggi, stanno a dimostrarlo- è il proprio formato.
Se avete voglia di parlarne devo portarvi un attimo a conoscere una cosa di Larcenet. Poi torniamo all’ermeneutica delle sbronze e al Capitano Haddock.
Se vi va, la biglietteria è aperta.

Io ho una laguna paludosa nel cervello.
devo guadarla stando attento alle sabbie moblili
prima di rimettermi a scrivere.
Di fumetti.
Ho comprato scarponi nuovi,
provo ad attarversare la laguna
e, molto più probabilmente, devo smetterla di perdere tempo.
Aggirarmi in luoghi pericolosi,
dove non tocco.
So nuotare certo,
ma mica così bene.
Intanto piove. E , strano,senza NUBI.
Sta a vedere che arriveranno quando usicrà il sole.
Io cammino.
A poi.
ps. Non vorrei dire una cazzata, ma il titolo del post è preso da una canzone di un gruppo che mi sembra si chiamasse CO2 e che avevo sentito un milione di anni fa in un qualche centro sociale.

ma le Nubi stanno arrivando, le sento nell'aria