no direction home (due e fine)
giovedì, 14 agosto 2008

Scrivo queste note conclusive dal porto di Bouzigues. E’ semplicemente che lo Zampa mi ha fatto venire una voglia incontenibile di ostriche. Quelle dello stagno di Thau sono fenomenali. Quindi ci sono venuto. Una dozzina e una bottiglia di Cote de Provence. Passerò qui il ferragosto. Sabato andiamo a prendere Leonida, poi andiamo al mare. In Romagna.
 
 
Ti dicevo che a Basilea Erasmo ha scritto l’ Elogio della follia , Albert Hofmann ha sintetizzato per caso l'acido lisergico, e Tinguely ha maturato a scuola dall’anarchico Heiner Koechlin le sue idee sulla scultura. Ci sarà pure un motivo. Per me è il farsi il bagno nel Reno. Lo fanno tutti a Basilea.
Sai sotto la fontana di Tinguely c’è uno splendido baretto con i tavolini immersi nel verde, dove fanno il miglior caffè (migliore almeno di tutti quelli che ho bevuto qui – permettimi l’inciso: migliore anche di tutti quelli bevuti a Zurigo nonostante la fama di posti come il Cafè Schober); c’è anche, lì di fianco, una bella libreria di fumetti, solo che quando ci arrivo è già chiusa. Ecco, mi girano le palle. Per togliermi il malumore devo andare a visitare il museo Tinguely. Giuro: le opere di Jean Tinguely sono una cosa divertentissima. Le sue opere sono monumentali e folli, ma funzionano. Tutte. Schiacci un pedale rosso e questi mostri meccanici si mettono in moto. Sbalordendoti.
La mia preferita è la scultura passeggiata che si chiama Grosse meta maxi-maxi utopia. Un immenso intrico di scale scalette bielle e pulegge e lampadine e incredibili marchingegni nella quale puoi camminare. Mentre i meccanismi in azione cambiano continuamente la struttura della macchina. Mi ricorda il come funzionano i fumetti. Uno spasso.
Vedi che non ti raccontavo balle quando ti dicevo che ho camminato in utopia.
Poi per capirla meglio ho fatto il bagno nel Reno.
Vent’anni fa circa avevo disceso il Reno da Amsterdam fino a Basilea, ma su una chiatta senza mai immergerci nemmeno un piede. Tradizione domenicale degli abitanti di Basel invece è di farci il bagno nel Reno. Partono da una bella spiaggetta proprio dietro il museo Tinguely, alla fine della Solitude Promenade, mettono tutti i vestiti dentro una borsa arancione gonfiabile, che usano come galleggiante, entrano nel fiume chi nudo e chi in costume (la maggioranza in costume) e si lasciano trasportare dalla corrente fin dove più gli aggrada. Ero proprio lì. Potevo non provarci? Scusa, compro a un chiosco quella borsa arancione chiamata Wickelfisch (venti franchi, la malora!) la riempio e, vado.
Uno spasso.
Se ti capita, provalo. Capirai che la corrente del fiume che ti porta, nudo, un po’ dove cazzo le pare, è meglio di tutte le storie che puoi leggere in brutti libri sdraiato sotto un ombrellone su una brutta spiaggia italiana. Che andare, nemmeno importa dove e perchè, costituisce senso già di per se.
Il resto sono cazzate o vacanze, che è lo stesso.
 

 

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no direction home (1)
mercoledì, 13 agosto 2008
Scrivo questi appunti da Chiavari, mentre sorseggio, qui, dell’ottimo ciliegiolo della val di Magra. E dopo che il perfido Zampa mi ha raccontato delle sue scorpacciate di ostriche dell’etang de Diana annegate nello sciaccarello.
 
 
Certo, tu che sei appena tornato dal tuo giro in Corsica con la Vespa dici che adesso devo spiegartelo che cazzo ci va a fare uno a Basilea se non ha un motivo preciso… chennessò, tipo un motivo di lavoro…
Bene. Adesso stai zitto che te lo spiego… a Basilea ci sono andato per farmi il bagno nel Reno e per fare due passi in Utopia, e no, non sto parlando per metafore, mio caro. Ma per farti capire cosa voglio dire è meglio se comincio con lo spiegarti cosa ci facevo il sei di agosto a Sondrio: assolutamente niente.
In realtà dovevo andare al mare, ma per una serie di quelle fortuite circostanze che in dieci minuti ti cambiano progetti di mesi, mi sono ritrovato lì. E’ che a un certo punto Leonida è sbottato e mi fa: dì papà… ma io al mare ci sono già stato, perché dobbiamo andarci ancora invece di andare un po’ in montagna a camminare? Già! Che gli rispondi a una logica così ferrea? Gli racconti la verità. Che quest’anno i soldi sono quello che sono, cioè veramente pochi, e che abbiamo deciso, per risparmiare un po’, di andare al mare a casa dei nonni che intanto sono via. Ma, ribatte lui, casa dei nonni al mare non scappa, è sempre là, non posso andare, scusa, prima qualche giorno in montagna dalla nonna?
Convengo che ha ragione: la casa al mare dei nonni non scappa, e in fondo è solo il sei di agosto… partiamo per la Valtellina. Ecco perché il sette ero a Sondrio. Ne approfittavo per comprare la grappa al mirtillo.
Il mio problema è che prima o poi (molto più facile prima) io mi rompo i coglioni di stare lì, dovunque sia questo lì. Quindi ti sarà chiaro cosa ci facevo il giorno dopo a Chur (capoluogo, per chi non lo sapesse e ci tenesse a saperlo, del cantone dei Grigioni). Niente nemmeno lì.
E’ solo che mi ero rotto di stare da quelle parti là, vicino a Sondrio così gli ho detto a Leonida se andavamo da qualche parte. Mi ha detto di no. Bene, gli ho detto, io però vado, ci vediamo tra qualche giorno. Ciao, mi ha detto lui, ci vediamo a Ferragosto. Ciao, mi ha detto la nonna.
Sono partito con Durruti. Abbiamo fatto il passo del Bernina, poi mi sono detto: tanto il mare non scappa allora mi faccio un giro a piedi sul lago di Poschiavo.
Dopo un po’ che cammino però mi stufo anche qui. La cosa più sensata allora mi sembra partire per Zurigo. Così vado a rivisitare, per la terza volta, il Johann Jacobs museum. Capisci quindi cosa ci facevo a Chur: bevevo una birra e passavo la notte prima di guidare fino a Zurich. Solo che poi a Zurigo una volta che hai carezzato la pecora di  Henry Moore, ecco poi anche a Zurigo mi rompo i coglioni. C’è anche poco da fare. A mia moglie Zurigo proprio non piace; e su una cosa ha ragione: sarebbe oltremodo antipatico trovarsi qui quando inizia la street parade. E’ l’otto di agosto. Siamo ancora in tempo e scappiamo. Guidare fino a Basel è una sciocchezza.
Ecco adesso sai perché il nove di agosto ero a Basilea.
Ora se hai pazienza ti spiego del Reno e dell’Utopia.
 
(segue)
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