la scrittura meno differente
martedì, 03 giugno 2008

 

 

 

Mi riesce difficile.

Ho letto tre volte E’ primavera.

E mi riesce difficile parlarne.

Perché mi piace considerare Claudio un amico, e il timore che qualcuno possa anche solo sospettare che quanto dirò del suo libro sia dettato da una qualche benevolenza, questo in certo qual modo mi frena.

Però c’è questa cosa. Che tutto sommato, da buon anarchico, per quanto non dogmatico (ve l’ho già detto, esistono), non ho la minima simpatia  né una grande considerazione per il pensiero attuale del Professor Negri. Ben altre sono le idee e le letture del mondo attuale che mi appassionano: Colin Ward, Paul Goodman e il grandissimo Murray Bookchin che sul finire degli anni sessanta già aveva superato le attuali posizioni di Negri e Hardt. Questa cosa quindi mi mette al riparo da qualsiasi possibile critica: il soggetto del nuovo libro di Claudio, non mi piace e non riesco veramente a capire come Claudio possa pensare che il pensiero civettuolo (versione colta di quello di Naomi Klein) del Professore possa servirci da strumento per cambiare il mondo. 

C’è un’altra cosa. Che poi è la più rilevante: che non posso parlarne senza tirare in ballo (magari senza citarli esplicitamente) Leopardi e Kant, Deleuze e Derrida. Capace che poi qualcuno di quelli dell’accolita dei soliti mestieranti rancorosi, senza capire o facendo finta di non capire un cazzo di quello che dico, mi accusi del “solito snobismo culturale arido, noioso, oltre che deleterio”.

‘Fanculo. Correrò il rischio.

E lo dico chiaro da subito. A prescindere dal suo irrilevante soggetto, il libro di Claudio è fondamentale per l’idea che l’autore ha maturato di fumetto. Anzi. Il vero soggetto, che al tutto da la forma, di questo libro è la chiarissima idea che Calia ha di che cosa è il fumetto.  Non un linguaggio codificato, che permette solo narrazione standardizzata, ma SCRITTURA in evoluzione continua, che permette persino la realizzazione di un saggio sul pensiero di un filosofo.

E con questo d'ora in poi si dovrà fare i conti.

 

Correva un rischio Claudio, a questo punto. Quello in cui era caduto, a mio avviso, nel libro precedente, Porto Marghera. Quello di arrendersi alla forza rappresentativa, simbolica, della scrittura iconica (la graphein con cui i greci indicavano sia lo scrivere che il disegnare) e di lasciarsi guidare dalla sua suggestione mimetica: dando vita a una struttura meramente anedottica. Invece Claudio ha fatto tesoro dell’esperienza maturata su quel libro precedente,ed è riuscito a sottrarsi al pericolo mimetico, dando, mi sembra, un’esatta interpretazione del pensiero di Toni Negri, dalla crisi dello stato-piano fino agli attuali trionfi dell’impero.

 

Nell’intervista rilasciata a Radio Sherwood per la presentazione del libro, si capisce che Toni Negri non ha mai letto un fumetto in vita sua; ma –proprio perché profano- ha colto benissimo il senso di questo lavoro. Dice infatti che essere ritratto in un fumetto gli da un senso di sbalordimento, in quanto c’è nella vignetta un effetto di verità, una verità nella quale si ritrova, ma con la quale deve soprattutto confrontarsi. Insomma. Claudio ha colto perfettamente, e io spero che approfondisca questa cosa soprattutto a livello teorico, che la natura del fumetto –la sua ontologia - è sì immaginativa (necessariamente, per spiegarlo ai lettori bonelli che hanno bisogno delle didascalie esplicative, racconta storie) ma a differenza delle altre forme mimetiche non ha funzione conoscitiva, bensì una funzione leopardianamente costitutiva.

Cioè, per spiegarlo a quelli che non capivano cosa centrasse l’arte con i fumetti: sul terreno dell’estetica, partendo cioè –sto citando Kant -da una verità analitica, (che è vera in virtù del significato delle parole che quella scrittura contiene)  e rifiutandola, l’autore di fumetti deve rendersi conto che il suo lavoro si realizza in una verità sintetica (che è vera in virtù di come è fatto il mondo) che è costituzione del significato.

Ve lo spiego.

Il Toni Negri del fumetto di Calia è sì il Toni Negri del mondo reale, ma ha anche una sua fortissima valenza simulacrale. Il Toni Negri disegnato non è meno vero di quello reale, e con esso quello reale deve fare i conti.

Il trascendentalismo bonelliano è finalmente azzerato. L'immaginazione diventa mondo reale, e il suo senso diventa il significato.

Questa cosa è il nucleo di un saggio del 1987, quello che preferisco, di Negri: Lenta ginestra, Mimesis, 2001. E non è un caso che il libro di Claudio si apra e si chiuda con la sagoma di una pianta che ricorda decisamente una ginestra.

La significazione si ha nella scrittura intesa classicamente solo quando il segno opera una differenza simbolica, rimanda cioè a qualcos'altro da se: il significato.

Ma nella scrittura fumetto il significante e il significato coincidono.

Il perchè sarà forse oggetto di dibattito, in altra sede.

Sta di fatto che nella scrittura/fumetto la differenza ontologica cui siamo abituati, si azzera.  Allora se il fumetto è la scrittura meno differente di tutte, quindi indifferente è di conseguenza la scrittura più scrittura.

La più adatta, anche se –in questo senso- poco usata,ci dice Claudio, a rappresentare il pensiero.

borisbattaglia alle ore 22:51 | ontologia dei fumetti | commenti (8)
Commenti
#1    04 Giugno 2008 - 11:16
 
Ola!
Anche se sono un "mestierante rancoroso" e "faccio finta di non capire un cazzo di quello che dici" (è una bonaria presa per il culo!), devo dire che, questa volta, mi trovo d'acordo con te.
Almeno per quanto riguarda gli "elogi" espressi nei confronti del fumetto di Claudio.
Anche io (forse più di te, avendo partecipato a quello "straordinario esperimento" dell'Autonomia Operaia) considero in modo negativo la filosofia di Negri e il suo essere "rivoluzionario da salotto", però, a prescindere dal soggetto, ho trovato l'opera di Claudio a dir poco immensa e "innovativa".

Però... non mi trovo assolutamente d'accordo quando tiri in ballo, per l'ennesima volta, Bonelli e i suoi fumetti.
Mi spiego.
Se ho interpretato bene il tuo pensiero (come vedi non "faccio finta di non aver capito") il modo di fare fumetti di Claudio appartiene al Fumetto, quello degli autori Bonelli no.
Perchè?
Non potrebbe essere, molto più semplicemente, che sono due diversi modi di fare fumetto?

A me, per esempio, non piace Wharol, ma non mi sognerei mai di bollarlo come NONarte.

Ma qui si torna al discorso sullo snobismo che, ormai, è diventato noioso e inutile.

Un'appunto positivo, però, devo sollevarlo: perlomeno, a differenza di altri, il tuo "snobismo culturale" è divertente e, comunque, stimolante.
Cosa non da poco in quest'epoca di azzeramento critico.

AleDiVirgilio
utente anonimo

#2    04 Giugno 2008 - 12:36
 
Bè, intanto un saluto ed un ringraziamento al padrone di casa ;-) E' difficile parlare di sè stessi, e soprattutto del prodotto del proprio lavoro a così breve distanza dalla sua conclusione.

Però: rilevo di essere finito tra "bagatelle e massacri" cui non ho partecipato, e sinceramente ho provato a leggermi i post in ballo ma è tutto troppo, troppo lungo.

AleDiVirgilio ne accenna sul suo commento e come unica cosa che mi vien da dire è che forse l'implicito paragone tra Andy Warhol e il fumetto Bonelli lo vedo un tantino fuori luogo.

Poi, tanto per rispondere a questa sfilata di giudizi su Toni: "rivoluzionario da salotto" per uno che si è fatto 13 anni di carcere di cui quattro e mezzo "preventivi" non mi sembra proprio una bella definizione. Insomma, facciamoci tutti i conti in tasca e vediamo chi ha il salotto più grande.

Poi, invece, sul giudizio di Boris sulla figura di intellettuale di Toni, che comunque ho ritenuto più "rispettoso" per l'appunto di quanto detto dal pur ex-autonomo operaio DiVirgilio, ho un'altra cosa da dire.

Non conoscevo, ovviamente nella mia profonda ignoranza, i nomi che hai citato come "più avanzati" rispetto alle teorie attuali di Negri. Andandomi a vedere chi sono e che hanno detto, non ho visto questa distanza tra quello che penso io, che suppongo pensi Toni, e quanto da loro promosso, mi riferisco soprattutto ai concetti di municipalismo e democrazia diretta.

Però, e qui ritengo ci sia confusione, mi citi personaggi americani. Ecco, io credo che nel mondo gli anarchici siano qualcosa di molto diverso da quello che consideriamo abitualmente come da stereotipo, ed in un certo senso sono molto più vicini a quello che pensiamo noi (intesa l'area dei movimenti alla quale appartengo) di quanto sembrerebbe possibile in un confronto tra anarchici di casa nostra.

Il dato, per cui ritengo che le situazioni e le teorie non possano essere davvero paragonate (Toni e movimenti italiani Vs. teorici anarchici statunitensi) è proprio che l'anomalia italiana è sempre stata l'esistenza di Autonomia, che qui c'è e nel resto del mondo no.
E la differenza sostanziale tra Autonomia e l'anarchismo tout court è che Autonomia mette al centro del suo agire il concetto di organizzazione del soggetto sfruttato. Cosa che agli anarchici de noantri spesso richiama alla mente il leninismo, il partito, e quant'altro. E insomma, se Lenin qualcosa ce l'ha mai azzeccata, mi sa che è proprio questa necessità del soggetto sfruttato di organizzarsi in comune contro il potere.

Ecco, finito. Spero di essere stato chiaro, se no son qua per continuare.
E ancora grazie, Boris, per l'amicizia e per il tuo bel testo.

Baci!
c.
utente anonimo

#3    04 Giugno 2008 - 23:23
 
Ciao Claudio,
probabilmente ci troviamo in disaccordo sulla figura "etica" di Negri perchè quell'esperienza l'ho vissuta in "diretta". Poi non trovo pertinente affermare che non sia "salottiero" per il solo fatto di essersi fato 13 anni di galera.
Non vedo connessione di sorta tra le due cose.

Ma, a prescindere da "beghe politiche" che, per fortuna, esistono, volevo approfittare per farti i complimenti di persona.
Non solo hai innescato in me una sorta di catarsi ( e non solo in me, ci scommetto), ma hai fatto, come diceva Boris, un'ottima opera a fumetti.

Riguardo Wharol, metto più in chiaro il concetto: è come se io, assolutamente allergico a qualsiasi tipo di attegiamento snob, dicessi che, dato che PER ME Warhol è stato solo un grande furbo, non ha mai fatto arte.

Così come chi considera Bonelli troppo terra-terra afferma che NON produce fumetto.

AleDiVirgilio
utente anonimo

#4    05 Giugno 2008 - 00:07
 
Alessandro.

Ciao Claudio,
probabilmente ci troviamo in disaccordo sulla figura "etica" di Negri perchè quell'esperienza l'ho vissuta in "diretta". Poi non trovo pertinente affermare che non sia "salottiero" per il solo fatto di essersi fato 13 anni di galera.
Non vedo connessione di sorta tra le due cose.


Ecco vedi, io potrei dire che non vedo il nesso tra il fatto che tu abbia conosciuto Toni alla presupposta epoca "giusta" e l'opinione che ne hai adesso. Ma dove porterebbe? Semplicemente, se dovessimo vedere il mondo dall'ottica per cui Toni Negri è un rivoluzionario da salotto... cosa dobbiamo dire di Bertinotti?
E soprattutto... se intendiamo rivoluzionario da salotto come termine dalla connotazione negativa...boh, diamo un'occhiata alle nostre vite, ai nostri piccoli grandi opportunismi, e poi ne parliamo, di duri e puri.
Serve, acerbare così il discorso? Non capisco, sinceramente, a cosa, soprattutto tra presupposti "vicini".

Poi "per il solo fatto di essersi fato 13 anni di galera" è una frase che sottoporrei ad un editing pazzesco, e non per il fato ma per quel solo che associato a tredici anni di carcere a me fa venire i brividi.

Cmq hai ragione, prescindiamo da legittime beghe "politiche" che di quelle si chiacchiera quando ci si vede e torniamo al fumetto, questa dannazione.

Riguardo a Wahrol e quanto segue, ri-colgo che son discorsi iniziati altrove tra te e il padrone di casa, e non me la sento di intervenirci a gamba tesa senza sapere come siete arrivati qui. La definizione di furbo per Wahrol mi sembra parecchio riduttiva, a sentirla così, e continuo a non capire come siete finiti al dualismo Wahrol/Bonelli, che non mi sembra cosa di questo mondo.

Tant'è. Però i complimenti per il mio libro voglio godermeli lo stesso, a prescindere, eh ;-)

Grazie davvero.

Dai, ci si vede presto!
baci,
c.
utente anonimo

#5    05 Giugno 2008 - 08:57
 
Non "ci siamo" finiti a quel dualismo, ci è arrivato da solo Di Virgilio.
Cercherò, appena ho un minuto di chiarire, visto che mi sembra di essere stato frainteso, quello che volevo dire con il post su dix

a presto
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#6    05 Giugno 2008 - 10:23
 
Guarda che io ero d'accordo con il tuo post su Dix. Ma non ero d'accordo che l'avessi fatto a partire da Dix.
Probabilmente avrei detto lo stesso di un altro fumetto, più pretenzioso di Dix.
Che Dix non sia arte (non poss e - probabilmente - non voglia neanche esserlo) è una scoperta paragonabile a quella che l'acqua è bagnata.

Tutto questo, naturalmente, a partire da quello che ho capito io del tuo discorso, ch può essere anche niente.

Ciao!
Susanna
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#7    05 Giugno 2008 - 14:14
 
Ho iniziato a ripassare le bagatelle e massacri, così intervengo più preparato ;-)

Quello che hai scritto su Dix, che non ho proprio voglia di leggere che già a Bonelli quest'anno con Gli occhi e il buio e i primi Volto Nascosto sono in overdose di noia e delusioni, mi sembra condivisibile (in relazione a certo fumetto in generale, ovviamente, non a Dix che non ho letto, per l'appunto).

Credo che di Dix mi limiterò a comprare i numeri di Bacilieri.

Però il limite dell'intero progetto, a vederlo così da lontano, mi sembra proprio quello che indica Boris: che tu sia investigatore dell'incubo, avventuriero amazzonico o appassionato d'arte, la minestra che compone le tue storie è sempre quella da troppo, troppo tempo.

Poi non mi azzarderei a far paletti su cosa sia fumetto o meno, però cavolo, a questo punto dovete spiegarmi quando si è arrivati a Wahrol!

Baci,
c.
utente anonimo

#8    05 Giugno 2008 - 18:53
 
Mannaggia a me e a quando ho citato Wharol, porca miseria.

E' semplicemente un esempio. Un banalissimo esempio.
Non mi sembra poi così importante, come cosa.

Boh, sarò strano io...

Per chiudere, poi, la questione Toni Negri...
vedi Claudio, quando affermavo che, probabilmente, su di lui e su quello che ha fatto e detto non ci troveremmo d'accordo perchè io ho vissuto quegli anni "in diretta", è semplicemente questo: forse non potrò mai essere obiettivo. O, comunque, meno di te che quei fatti, quegli eventi li hai "studiati" e non vissuti.
Spero di essere stato chiaro.

Infine, lasciando da parte Wharol, spiego, spero per l'ultima volta, la mia posizione su Bonelli/Dix/Battaglia.

Penso che tutto si basi su un qui pro quo da parte di Boris: cercare l'Arte (o, se preferite, il Fumetto) in un albo Bonelli.
Mi dite che indagatore dell'incubo, avventuriero amazzonico o altro, per voi pari sono?
E allora?
E', come diceva Susanna, un po' la scoperta dell'acqua calda (o che l'acqua è bagnata. Non ricordo).
Io da i fumetti Bonelli non mi aspetto altro, né mi incazzo se non trovo l'Arte.

O meglio (e qui sono sicuro che non mi seguirà nessuno) so di trovare l'arte popolare, che, molto spesso, si confonde con l'artigianato e mi sta bene così.

Logico, poi, che vorrei trovare in edicola ANCHE fumetti del peso di quelli della BeccoGiallo & Co., ma, di questa mancanza, non imputo nulla a Bonelli.
Piuttosto noto la mancanza di coraggio di altri possibili (auspicabili) editori.

AleDiVirgilio

P.S.: il "solo 13 anni di galera..." era, naturalmente, provocatorio. ;)
utente anonimo

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