anzitutto la forza
lunedì, 09 novembre 2009



Il merito principale di Kant, secondo Deleuze (l’hai letto vero L’isola deserta e altri scritti, Einaudi,2007? – tra l’altro mi sembra, vado a memoria, che Deleuze dicesse questo all’interno di uno scritto su quel Nietzsche, che secondo Evangelisti Malatesta avrebbe dovuto conoscere), è di avere posto le basi per una critica immanente della ragione. Solo che, dice sempre Deleuze, il sistema di Kant ha anche un limite forte: che si limita a separare le applicazioni false della ragione da quelle vere. E’ lo stesso limite che sarà poi di Hegel: la sintesi hegeliana, sempre secondo Deleuze (l’hai letto vero Nietzsche e la filosofia, Einaudi,2002?), è solo un gioco di prestigio –occazzo! Che avesse ragione Proudhon, allora!?- per mascherare la conservazione di ciò che è superato dall’antitesi. Questa contraddizione se la trascinerà dietro anche Marx; ovvio: sempre secondo Deleuze (l’hai letto vero L’anti-Edipo. Capitalismo e schizofrenia, Einauidi, 1975, scritto a quattro mani con Guattari?). La dialettica hegeliana trasposta nella lotta di classe comporta una versione ineffettuale della lotta stessa. La sintesi legittima sempre la tesi (leggi: l’istanza repressiva) contro cui si organizza l’antitesi (leggi: l’idea della società come dovrebbe essere). La questione non è fare la guerra, o prendere una parte all’interno di una guerra in cui le due parti siano già perfettamente definite – intendiamoci una volta che la guerra è iniziata una parte va presa, comunque- quanto piuttosto stabilire, ed è quello che Malatesta aveva capito ben prima di Deleuze, per che cosa si fa la guerra.

Il punto non è criticare la falsa moralità, la religione, il mercato. E sostituirli con surrogati di stato. Il punto è distruggerli. Se ti accontenti di criticare il falso, non corri certo il rischio di fare male a nessuno. Su questa posizione si attesteranno i socialisti italiani, e poi i comunisti togliattiani e tutti i loro eredi successivi.

Non gli anarchici, però.

Dunque, dicevamo che per Malatesta costruire la società come dovrebbe essere comporta agire all’interno dei processi storici usando, visto che l’umanità non marcia volontariamente e deterministicamente verso sorti meravigliose e progressive, necessariamente la violenza. Ma l’anarchismo non può prescindere dai criteri metodologici della coerenza tra fini e mezzi, cioè da quel “per cosa” si fa la guerra. Ne consegue che la violenza è indispensabile, ma può essere usata solo per abbattere la violenza dei governi e dei privilegiati, MAI per costruire la nuova società.

“Noi consideriamo la violenza necessaria e doverosa per la difesa, ma solo per la difesa. Tutta la violenza necessaria per vincere, ma niente di più o di peggio…” (leggiti di Malatesta, Morale e violenza… in Scritti II, Edizioni del Risveglio, Ginevra, 1935 – ristampato anastaticamente dal Movimento Anarchico Italiano nel 1975, p.191-192).  Per far rientrare la violenza rivoluzionaria in questo concetto basta considerare quale azione di difesa ogni azione volta a liberare le masse dallo sfruttamento e dall’oppressione. E’ per questo che dalla violenza anarchica resterebbe comunque escluso, secondo Malatesta (leggiti la sua polemica con Emile Henry in Colpo su colpo, Vulcano,1978), l’atto terroristico.

Intrinsecamente vendicativo, e di conseguenza autoritario, l’atto terroristico non è coerente con gli scopi della rivoluzione, quindi censurabile. Insomma: la violenza accettabile è solo quella delle masse che si sollevano contro la propria oppressione.  Ma queste masse, l’abbiamo già visto, non sono rivoluzionarie. Per Malatesta sarebbe addirittura un errore (leggiti Sindacalismo e Anarchismo, in Scritti III, Edizioni del Risveglio, Ginevra, 1935 – ristampato anastaticamente dal Movimento Anarchico Italiano nel 1975, pp. 162-163) scambiare la prassi sindacale e la sua forma più estrema di lotta, lo sciopero generale, per un atto rivoluzionario. E’ un momento fondamentale di crescita solidaristica del proletariato, certo; ma la rivoluzione si realizza - non dimentichiamoci che Malatesta è un insurrezionalista – solo con l’insurrezione armata.

Questa la contraddizione che Malatesta, pur dedicandoci tutti gli ultimi anni della sua vita, non supererà mai veramente.

Rivoluzionaria è una minoranza agente e cosciente, ma il cui immaginario è abitato da un idea semplicistica della violenza rivoluzionaria: quella per la presa del potere. Minoranza che cade, come hanno fatto i bolscevichi, nel “paradosso delle conseguenze”. Ottiene cioè il contrario di quanto si prefigge. Per instaurare la libertà, realizza la tirannide.

Da questa empasse uscirà, a mio avviso, anche attraverso l’esperienza della rivoluzione libertaria spagnola, Camillo Berneri.

Ma questa, te l’ho già detto, è un’altra storia. Adesso non ho voglia di raccontartela.

 
borisbattaglia alle ore 23:12 | architettura delle barricate, principi di anarchia applicata | commenti (11)
Commenti
#1    10 Novembre 2009 - 21:03
 

per parlare di politica in generale, e di filosofia politica in particolare, occorre prima capire alcune cose:

- il mondo degli uomini si è sempre diviso e sempre si dividerà in MASTERS and SERVANTS, in padroni e servi

- cos'è il POTERE e CHI detiene il potere nei territori dove viviamo

- come chi detiene il potere lo ha acquistato e lo sta mantenendo (dividi et impera, panem et circensem, ecc)

- perchè tale potere viene accettato dalle sue vittime

- che tipo di governanti sono le famiglie che detengono il potere, buoni o cattivi

- se le famiglie di padroni sono CATTIVI GOVERNANTI, cioè se fanno vivere male il popolo, il popolo ha il DOVERE DI RIVOLTA, l'imperativo morale di ribellarsi ed eliminare le famiglie padrone.

 

la sinistra, i socialcomunisti, i rivoluzionari di ieri oggi sono vecchi, sorpassati, inadeguati, quando non asserviti (una sorta di sindacato giallo). non hanno capito la prima verità fondamentale, che la prima difesa di una qualsiasi famiglia del popolo contro le famiglie dei padroni e contro lo stato strumento delle famiglie dei padroni è LA PROPRIETA' PRIVATA e la possibilità di difenderla strenuamente, anche con le armi.

questa verità l'hanno ben capita i libertari , o libertarians , o anarco - capitalisti , o scuola austriaca , purtroppo non molto conosciuti in italia, e ancora purtroppo divisi in 1000 sette , discordi tra loro soprattutto per il ruolo che deve avere lo stato. personalmente, se non lo si è capito, simpatizzo per l'ala dura e pura dell'area libertaria italiana , quella per intenderci dei leonardo facco e dei filippo matteucci , quella che non si castra in bizantinismi accademici da professori universitari o in carrierismi da caporalato, quella che ha individuato nella RIVOLTA FISCALE dei ceti produttivi il primo iniziale ma fondamentale passo per cambiare le cose.

cosa voglio con questo post? semplicemente segnalare alcuni siti, in inglese per chi lo comprende e altri in italiano, dove poter godere di parole di verità. dobbiamo ringraziare internet , il web , l'unico luogo dove ancora possiamo trovare la verità contro le manipolazioni dei mass media appartenenti alle famiglie dei padroni, usati contro di noi popolo, così come tutto il resto, tutto quanto fa cultura e spettacolo, dal cinema alle case discografiche. solo il web si salva e dobbiamo difenderlo da qualsiasi tentativo di censura.

ecco i link:

 

www.hanshoppe.com

 

www.libertarianism.com

 

www.lp.org

 

www.lewrockwell.com

 

www.libertarian.co.uk

 

http://mises.org

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Friedrich_von_Hayek

 

www.jesushuertadesoto.com

 

www.ronpaul.org

 

www.libertari.org

 

www.movimentolibertario.it

 

http://propertyandmarket.ilcannocchiale.it/

 

www.rothbard.it

 

www.leonardofaccoeditore.com/enclave/index.htm


ciao, con simpatia
fannie
utente anonimo

#2    11 Novembre 2009 - 10:05
 
Carissima Fannie
il trascendentalismo pseudolibertario dei facco e dei matteucci, ispirato alle -da loro- maldigerite teorie degli emerson dei thoreau e dei tucker, non è altro che nietzchianesimo d'accatto. Quindi chiacchiere borghesi. Cazzate che possono avere presa su qualche debole mente del nordest.
Niente a che vedere con l'anarchismo. Che, certo e per fortuna, non è più quello malatestiano, ma non è nemmeno quello di pagliacci metitori come Ron Paul o Walter Block.
Prova a leggerti Colin Ward o Paul Goodman o Eduardo Colombo o magari Noam Chomsky.
stammi bene
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#3    12 Novembre 2009 - 09:55
 
- se le famiglie di padroni sono CATTIVI GOVERNANTI, cioè se fanno vivere male il popolo, il popolo ha il DOVERE DI RIVOLTA, l'imperativo morale di ribellarsi ed eliminare le famiglie padrone. 

Sì. Sarà mica che il mandato del cielo è sempre esistito, in ogni luogo della terra che conosca società umana, e che le insurrezioni sono sempre state comandate da capi che ambivano all'esclusiva presa del potere? Sarà mica che degli stupendi modelli ideali di violenza insurrezionale sono stati smentiti, "colpo su colpo", dalla modificazione dell'organizzazione del potere, e non dalla sua soppressione?

Per studiare veramente delle società anarchiche ordinate, dobbiamo rivolgerci alla comunità degli stati. Non è un caso: il numero degli attori è di gran lunga minore (al massimo duecento); la differenza di potenza ne semplifica ancora di più il ruolo (mentre, tra uomini, questa differenza è minima); gli stati sono entità che non possono ambire ad un governo mondiale per ragioni tecnologiche e pratiche ancora insuperate.

Tutte queste condizioni sono mancanti all'interno: erano mancanti negli imperi, erano mancanti nelle città-stato, erano mancanti nei sistemi feudali. Mancano strutturalmente nello stato nazionale moderno.

la prima difesa di una qualsiasi famiglia del popolo contro le famiglie dei padroni e contro lo stato strumento delle famiglie dei padroni è LA PROPRIETA' PRIVATA e la possibilità di difenderla strenuamente, anche con le armi

O forse è che compito dello stato sia anche quello di garantire alla società certi diritti fondamentali che ne aumentino la sicurezza e la possibilità di pianificare futuri non immediati - tra i quali la proprietà privata? L'uomo non è naturalmente malvagio, forse; ma,  dal momento che nessuno è macchina, gli squilibri sono connaturati alla società.

non hanno capito la prima verità fondamentale (cut)
godere di parole di verità (cut)

Anche questo è un bel problema. Se ci sono "verità" da capire, sono verità teologiche, non teleologiche. Guarda caso, infatti, non si realizzano mai.
Ho sempre apprezzato l'istinto evangelico di chi crede di aver capito come dovrebbe essere il mondo migliore. Lo rende così simile alle religioni costituite, lo avvicina alla lettura cui si appressa il credente contrito, "Dalla prima lettera di san (...) ai (...)",  in una chiesa fredda e sorda.
Combattere, lottare: perché la propria vita non si riveli priva di senso. A ciascuno secondo i suoi bisogni.

(Boris, correggi 'Nietzche' e tutti i suoi derivati, che non si può vedere - o è forse una forma di protesta formalistica? :)
E un'ultima cosa: chiedere di leggere Noam Chomsky per capire l'anarchismo è, a mio parere, il peggior affronto. E non soltanto perché Noam Chomsky non sa scrivere, e perché è fermo alle ridicole teoria della dipendenza della fine degli anni Cinquanta. Piuttosto leggersi Carl Schmitt, Johan Huizinga, Hedley Bull, Kenneth Waltz, Stephen Walt, Barry Buzan, per darsi una mano e non cadere nella rete dei teologi impegnati nel proselitismo, ma dare un occhio all'organizzazione della società attuale, non incappare nella trappola del "domani potremo, se solo capiste", ma giungere all'anarchismo in maniera laterale, separare i campi nei quali è applicabile, sotto condizioni empiricamente ristrette e inapplicabili alla società dalle identità collettive. E poi, chiaro, Deleuze, Guattari, Débord e la critica a Débord, Isou, Todorov, Tzara; e giungere finalmente al punto, che l'anarchismo non esiste se non nella testa di chi ci crede)

 

 

utente anonimo

#4    13 Novembre 2009 - 13:57
 
Carissimi Frammento di Afflato Civile,
il tuo giudizio su Chomsky è ingeneroso. Può anche darsi che la teoria della dipendenza non sia più attuale, ma negli anni cinquanta e sessanta - gli stessi in cui Chomsky combatteva il comportamentismo -fu fondamentale per muovere critica al marxismo ortodosso e alla sua idea balzana di progresso evoluzionista che lo portava a guardare con certo sospetto ai movimenti di liberazione anticolonialisti.
Inoltre la sua teoria delle fissazioni delle priorità con cui le lobby capitaliste controllerebbero l'informazione e il consenso, mi sembra molto attuale.
Poi. Leggere Schmitt può essere anche formativo per capire questo mondo globale in cui hobbesianamente hanno vinto heiddeger e i suoi feroci discepoli. E capire come hanno fatto a vincere.Lo spiritualismo di Huizinga e il nichilismo di Tzara, per quanto ludici, non vedo come possano aiutarci nell'attuale intelligenza del mondo. Altra cosa invece per tutti quei professorini usa che elenchi, tutti figli di Rothbard e Friedman, quelli sì possono aiutarci -essendone ottimi interpreti e teorici- a comprendere la deriva sociale che ci ha investito.

D'accordissimo su Deleuze Guattari Debord e Todorov; hai quali aggiunegerei Raul Vaneigem, Alan Carter, Emma Goldman, Peter Harper, Tom Holterman, S.M. Sheehan, Li Eul Kyn, Lee Mun-Chang, Uri Gordon e su tutti, ribadisco, Colin Ward e Murray Bookchin e Paul Goodman.

Un' ultima cosa. L'anarchismo, come ci ha insegnato Malatesta, esiste eccome. Ne esistono tanti. E tutti reali: in quanto l'anarchismo è il mezzo per giungere all'anarchia. E' quella,Lei : l' anarchia, che forse non esiste.
ciao
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#5    13 Novembre 2009 - 14:32
 
Sapevo che mi sarei potuto permettere di sparare un po' alto rispetto ai miei attuali mezzi di conoscenza, pur di ottenere una risposta interessante da te.

Leggo sempre con grande attenzione tutto quello che scrivi, da qualche mese a questa parte; peraltro, grazie a te, la mia tesi conterrà un'ottima epigrafe malatestiana (è quel Bisogna dunque contare sulla libera volontà degli altri,e la sola cosa che possiamo fare è quella di provocare il formarsi e il manifestarsi di detta volontà, che se non sbaglio citavi qualche post fa). Tu però parli di 'professorini', e per quanto io ne abbia elencati alcuni sicuramente minori (Buzan, forse che forse Walt), mi sembra che Kenneth Waltz e, soprattutto, Hedley Bull (discepolo di Martin Wight, cazzo) non possano passare inosservati.
Hedley Bull, ti ricordo, è quello di "La società anarchica". Soprattutto è un australiano, inglese per adozione, molto lontano dai modelli strutturalisti degli americani - di cui proprio Waltz scriverà, saccheggiando dalla sociologia, e in ritardo di quindici anni, ma per fortuna entro tempo massimo (1979) -, il tono è divulgativo ma rigoroso. Penso potrebbe interessare anche te.
Peraltro, nessuno tra gli autori quelli che ho citato quando parla dell'anarchia ne tratta da un punto di vista anti-statalista o prettamente individualista come fa Rothbard. All'opposto: l'anarchia è il risultato delle forze aggregative individualiste quando si fermano all'entità statale, e sotto certe condizioni mitiche (Huizinga, Homo ludens) o empiricamente provabili (Bull) può esprimere certi elementi sociali. L'anarchia non è, come invece è in Rothbard, la necessaria spinta individuale per raggiungere il massimo della felicità.
Per conto mio, penso che si possa parlare di anarchia solo in quanto risultato, e non in quanto fine, bene comune, speranza. Perché non credo che un bene comune, un assetto sociale troppo differente da questo, e via illazionando, possano esistere. L'anarchismo come ideale per tendere a giustizia ed equità sociali? Sì, ma allora ci sono altre ideologie che abbraccerei allo stesso modo.

Non conosco la stragrande maggioranza degli autori che citi. Cercherò di approfondirli, nel tempo. Intanto, attendo con ansia il post in cui spiegherai quale sia la Vera Via all'Anarchismo, o una delle possibili Vere Vie, ovvero quella di Berneri. Da fan dei pamphlet anarchici degli anni Sessanta e Settanta,  e dei samizdat sovietici, nutro per l'anarchia un interesse più estetico e disilluso che reale. Ma ti leggo principalmente perché non ho voglia di diventare il protagonista di in un film di Marco Ferreri.
utente anonimo

#6    13 Novembre 2009 - 15:11
 
Confesso di essere spesso prevenuto e di vedere anarco-capitalisti anche dove non ce ne sono.
Cercherò subito di approfondire, oltre all'approcio da web, il pensiero Waltz e Bull. Poi vengo a dirti.

di Berneri non è la Vera Via. E' solo una possibilità di superamento della contraddizione logica Malatestiana. Un'altra possibilità, altrettanto interessante, è quella cui arriva -pur non abbracciando mai l'anarchismo ma sempre rasentandolo- Andrea Caffi.
Come ripete Colin Ward, l'anarchismo è un seme sotto la neve, che continua a germogliare in forme e anche con nomi diversi. Questa è la sua forze inesauribile.
Ma ci torno su.

risciao
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#7    13 Novembre 2009 - 15:12
 
a proposito.
Di cosa tratta la tua tesi?
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#8    13 Novembre 2009 - 17:45
 
Preciso: io sono un internazionalista puro. E, come ti scrivevo poco sopra,  il mio (e di Waltz, e di Bull) concetto di anarchia parte da basi totalmente differenti dal tuo. Comunque, lascia pure stare Waltz, che essendo strutturalista compie una critica radicale dei sistemi teorici. Tieni conto che ho citato prevalentemente studiosi dei sistemi anarchici della convivenza internazionale (leggi: inter-statale). Lì, l'anarchia è una componente postulata come fondamentale ed ineliminabile del sistema: non è, appunto, teleologica, ma descrizione di sistemi anarchici già in essere, e della possibilità della creazione di società che limitino la violenza in quei contesti.

La mia tesi s'intitola Instabilità e irrilevanza nelle "anarchie immature": titolo un po' criptico. D'altronde, non vorrei neanche tirare in mezzo troppe componenti internazionali delle anarchie che non hanno corrispettivo con i modelli e le teorie anarchiche in generale. :)
utente anonimo

#9    08 Dicembre 2009 - 20:54
 
grazie per il suggerimento.ma... posso girarvi un'accusa solitamente rivolta a noi libertarian: troppa teoria, niente fatti...
i da me citati leonardo facco , filippo matteucci , ron paul, hans hermann hoppe ecc., parlano molto chiaro, in un modo comprensibile al popolo, ben diverso da quello degli anarco capitalisti da salotto e da stipendio universitario, e spiegano molto bene come le famiglie padrone ti fanno il lavaggio del cervello e ti derubano utilizzando lo stato, i mass media, la moneta, le banche centrali. definirli poi borghesi... ma cos'hanno di borghese questi che odiano a morte la borghesia... avessi detto aristocratici, elitari, snob o che so io avrei capito, ma borghesi...
non credo che a questi autori gliene freghi molto dei vari thoreau nonché chomsky tzara e debord (detto con tutto il rispetto per tali autori, che ho letto solo saltuariamente e che approfondirò senz'altro tempo permettendo).
il mondo cambia molto velocemente e costoro mi sembrano sorpassati, inefficaci, inutili, in una parola molto semplice e chiara VECCHI.
mi sembra che quelli dell'ala dura e pura dell'anarchismo libertarian da me citati comprendano molto meglio la realtà globale dei giorni nostri, e soprattutto propongano soluzioni pratiche, drastiche e immediate.
l'individuazione dell'indirizzo dell'abitazione delle famiglie padrone e l'attento studio del loro stato di famiglia e delle società che controllano i loro patrimoni e imperi finanziari, mi sembrano più risolventi, se capisci cosa non posso dire...
utente anonimo

#10    08 Dicembre 2009 - 21:24
 
... segue...

mi viene in mente il leniniano CHE FARE?
perdersi in citazionismi incomprensibili al popolo, ai lavoratori a che serve?
è il popolo che deve essere l'attore della rivolta.
sottovalutate coloro che parlano al popolo, magari nelle birrerie degli anni '20 e '30, lo stesso errore di malaparte nella sua tecnica del colpo di stato...
destra e sinistra si sono dissolte
ora c'è o la rivolta o la schiavitù. e occorre scegliere, subito qui e ora.
chi non fa nulla di concreto perpetua la schiavitù, ed è quindi dalla parte dei padroni. chi non sa coinvolgere il popolo non è un capo e serve a poco.
voi da che parte state?
spero non in quella dei noglobal finanziati dai padroni.... (ho fatto una battuta  ;-))
abbiate pazienza per la poca padronanza teorica, ma io la mia tesi l'ho fatta sullo zen e sulle Vele, quartiere neofuturista in sommo degrado, e su scampia, sull'architettura studiata per i nuovi schiavi.
vado sul pratico....

hi
fannie
utente anonimo

#11    10 Dicembre 2009 - 20:29
 
hi,
dovete avere pazienza con me: ho poco tempo da dedicare a internet, ho una deformazione professionale per cui tengo prima di tutto conto della qualità della vita degli italiani (sottolineo: italiani; risottolineo ITALIANI) che vivono nelle aree urbane degradate (o meglio: volutamente rese e tenute degradate per affossare il popolo); provengo da una formazione politica marxista leninista e trotzkista per cui bado molto al sodo, al pratico, al che fare, e mi interessa poco il filosofume sterile (non è affatto vero che le idee hanno sempre conseguenze, specie quando non interessano il popolo, i lavoratori).
mi sono andata a rileggere un pezzo di chomsky in cui parla delle manipolazioni massmediatiche e poi un pezzo di matteucci sullo stesso argomento:chomsky al paragone fa cag*re.
allora: se vado a parlare a quelli di scampia dell'internazionale lettrista e dell'internazionale situazionista quelli coi sassi di gilardi mi ci lapidano manco fossi un'adultera mignotta islamita; se vado alle vele e gli cito l'ebreo chomsky, quelli prima mi incartano coi giornali di regime di proprietà delle famiglie padrone ebree, poi mi avvoltolano col feltro e la pece di beuys e poi mi danno fuoco, un bel rogo manco fossi giovanna d'arco...
mi sa che voi rinchiusi dentro l'università, coi vostri professori e professorini dalle laute rendite, AVETE PERSO IL CONTATTO CON LA REALTA' DEL POPOLO, DEI LAVORATORI.
come fate a propormi come campioni teorici dell'anarchia dei vecchi emiplegici da ospizio, se non dei cadaveri putrefatti, gente obsoleta che andava di moda 50 anni fa e che aveva davanti LA REALTA' di 50 anni fa? IL MONDO CAMBIA...SEMPRE PIù VELOCEMENTE.
lasciamo perdere ron paul, che sarà pure un senatore usa e un vecchietto (ma quando parla di tasse dice cose sensatissime), lasciamo perdere hans hermann hoppe, che s'è invecchiato pure lui e lo vedo molto acquietato nella sua las vegas, ma come c*zZO fa lì il tizio anonimo a definire BORGHESI facco e matteucci? ma li ha mai letti? e sia chiaro , ho volutamente citato due dell'area della rivolta libertarian al di fuori e contro i circuiti accademici... avrei potuto citare altri professori universitari che fanno i libertarian (prendendo però il lauto stipendio - rendita statalista, quindi poco attendibili....) (a proposito, matteucci ha avuto le palle e la decenza di dimettersi volontariamente dalla docenza pubblica), avrei potuto citare gli ibl così desiderosi di riconoscimenti berlusconiani, e invece ho citato facco che passa la vita a combattere sul web, facendo l'elogio dell'evasione fiscale ee esponendosi per questo alla persecuzione giudiziaria... se questi sono borghesi...
posso ricordare la definizione di AZIONE ANARCHICA  di matteucci (non è che il tizio anonimo confonde filippo matteucci , il teorico della democrazia turnaria e dell' economia privatista con nicola matteucci l'economista liberale?)? la copiai un paio di anni fa da un volantino che girava all'università: è azione anarchica tutto ciò che contribuisce a scardinare il regime di democrazia formale delegata mimetizzante la tirannia oligarchica di famiglie padrone d'infima qualità non riconosciute spontaneamente dal popolo. AZIONE e non teorie perché chi è vivo e vero agisce, TUTTO CIò CHE CONTRIBUISCE A SCARDINARE IL REGIME : tutto, indipendentemente dal colore e dalla matrice politica, e a questo si stava arrivando negli anni '60 e '70 e il regime reagì creando i bombaroli e attuando le stragi di stato.
è quindi autenticamente anarchico il commerciante che insegue ed uccide il clandestino che tenta di derubarlo in bottega, i nazyskin che danno fuoco alla porsche del padrone della discoteca affiliato alla criminalità organizzata e che degrada il quartiere, o che ammazzano di botte il viados, i nazisti che bruciano in piazza le opere dell'arte degenerata, opere di regime, sia chiaro, opere oggi funzionali al regime come i rave party o i metallari o i finti anarchici che lasciano le cose come stanno, o magari spaccano l'auto dell'impiegato in quanlche inutile manifestazione: FUNZIONALI AL REGIME, come gli strapagati mick jaegger o marylin manson, STRAPAGATI PERCHé FUNZIONALI AL REGIME, come chomsky e debord. né chomsky né debord né i loro nipotini sono stati buoni o saranno buoni ad ekaterinburg2.
è anarchico tutto ciò che colpisce i padroni del regime (non i servi dei padroni, ma le famiglie padrone) e tutto ciò che è funzionale al regime. bresci sbagliò bersaglio, il re non contava più un c*zzo, c'erano i padroni a torino da tenere d'occhio....
capite perché il lavoratore dipendente o autonomo che sia quando sente facco elogiare l'evasione fiscale contro lo stato falsario va in estasi? capite perché l'universitario che abita allo zen ha matteucci come suo nuovo idolo? quelli che avete citato voi, chi li c*ga più? posso suggerirvi di venire qui a roma, nell'area universitaria della rivolta, e di aggiornarvi un poco...
non rispondetemi male, sono una femminuccia beneducata e vi avevo avvisato che con me dovevate avere pazienza... tanta.
ciao, kisses
utente anonimo

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